martedì 28 aprile 2009

Claudio Monteverdi: Quinto libro di madrigali (1605)

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Claudio Monteverdi: Libro V

Quinto libro de madrigali (1605)

a 5 voci col basso continuo per il clavicembalo,
chitarrone o altro simile instromento;
fatto particolarmente per li sei ultimi, et per li altri a beneplacito.
In Venetia Appresso Ricciardo Amadino.


1. Cruda Amarilli
2. O Mirtillo, Mirtill'anima mia
3. Era l'anima mia
4. Ecco, Silvio, colei ch'in odio hai tanto
5. Ch'io t'ami e t'ami più de la mia vita
6. Che dar più vi poss'io?
7. M'è più dolce il penar per Amarilli
8. Ahi, com'a un vago sol cortese giro
9. Troppo ben può questo tiranno amore
10. Amor, se giusto sei
11. T'amo mia vita!
12. E così a poc'a poco torno farfalla
13. Questi vaghi concenti



1. Cruda Amarilli
Battista Guarini

Cruda Amarilli, che col nome ancora
d’amar, ahi lasso, amaramente insegni;
Amarilli, del candido ligustro
più candida e più bella,
ma de l’aspido sordo
e più sorda e più fera e più fugace,
poi che col dir t’offendo
i’ mi morrò tacendo.


2. O Mirtillo, Mirtill’anima mia
Battista Guarini

O Mirtillo, Mirtill’anima mia,
se vedessi qui dentro
come sta il cor di questa
che chiami crudelissima Amarilli,
so ben che tu di lei
quella pietà che da lei chiedi avresti.
Oh anime in amor troppo infelici!
Che giova a te, cor mio, l’esser amato?
Che giova a me l’aver sì caro amante?
Perché, crudo destino,
ne disunisci tu, s’Amor ne stringe?
E tu perché ne stringi,
se ne parte il destin, perfido Amore?


3. Era l’anima mia
Battista Guarini

Era l’anima mia
già presso a l’ultim’ore,
e languia come langue alma che more,
quand’anima più bella e più gradita
volse lo sguard’in sì pietoso giro
che mi mantenn’in vita.
Parean dir quei bei lumi:
deh, perché ti consumi?
Non m’è sì car’ il cor ond’io respiro
come se’ tu, cor mio.
Se mori, ohimè, non mori tu, mor’io.


4. Ecco, Silvio, colei che in odio hai tanto
Battista Guarini

Ecco, Silvio, colei che in odio hai tanto;
eccola in quella guisa
che la volevi a ponto.
Bramastila ferir, ferita l’hai;
bramastila tua preda, eccola preda;
bramastila al fin morta, eccola a morte.
Che vòi tu più da lei? Che ti può dare
più di questo Dorinda? Ah, garzon crudo!
Ah, cor senza pietà! Tu non credesti
la piaga che per te mi fece Amore:
puoi questa or tu negar de la tua mano?
Non hai credut’il sangue
ch’i’ versava per gli occhi;
crederai questo che ’l mio fianco versa?

Ma, se con la pietà non è in te spenta
gentilezza e valor che teco nacque,
non mi negar, ti prego,
anima cruda sì, ma però bella,
non mi negar a l’ultimo sospiro
un tuo solo sospir. Beata morte,
se l’addolcissi tu con questa sola
dolcissima parola,
voce cortese e pia:
va’ in pace, anima mia.

Dorinda, ah, dirò mia, se mia non sei
se non quando ti perdo e quando morte
da me ricevi, e mia non fosti allora
che ti potei dar vita?
Pur mia dirò, ché mia
sarai mal grado di mia dura sorte;
e, se mia non sarai con la tua vita,
sarai con la mia morte.

Ecco, piegando le genocchie a terra,
riverente t’adoro
e ti chieggio perdon, ma non già vita.
Ecco li strali e l’arco;
ma non ferir già tu gli occhi o le mani,
colpevoli ministri
d’innocente voler; ferisci il petto,
ferisci questo mostro
di pietad’e d’amor aspro nemico;
ferisci questo cor che ti fu crudo!
Eccoti il petto ignudo.

Ferir quel petto, Silvio?
Non bisognava a gli occhi miei scovrirlo,
s’avevi pur desio ch’io te ’l ferissi.
Oh bellissimo scoglio,
già da l’onde e dal vento
de le lagrime mie, de’ miei sospiri
sì spesso in van percosso,
è pur ver che tu spiri
e che senti pietate? O pur m’inganno?
Ma sii tu pur o petto molle o marmo,
già non vo’ che m’inganni
d’un candido alabastro il bel sembiante,
come quel d’una fera
oggi ha ingannato il tuo signor e mio.
Ferir io te? Te pur ferisca Amore,
ché vendetta maggiore
non so bramar che di vederti amante.
Sia benedetto il dì che da prim’arsi!
Benedette le lagrime e i martiri!
Di voi lodar, non vendicar, mi voglio.


5. Ch’io t’ami, e t’ami più de la mia vita
Battista Guarini

Ch’io t’ami, e t’ami più de la mia vita,
se tu no ’l sai, crudele,
chiedilo a queste selve
che te ’l diranno, e te ’l diran con esse
le fere lor e i duri sterpi e i sassi
di questi alpestri monti
che ho sì spesse volte
intenerito al suon de’ miei lamenti.

Deh, bella e cara e sì soave un tempo
cagion del viver mio, mentr’al ciel piacque,
volgi una volta e volgi
quelle stelle amorose,
come le vidi mai, così tranquille
e piene di pietà, prima ch’io moia;
ché ’l morir mi fia dolce.
E dritt’è ben che, se mi furo un tempo
dolci segni di vita, or sien di morte
quei belli occhi amorosi;
e quel soave sguardo
che mi scorse ad amare,
mi scorga anco a morire;
e chi fu l’alba mia
del mio cadente dì l’espero or sia.

Ma tu, più che mai dura,
favilla di pietà non senti ancora;
anzi t’inaspri più, quanto più prego.
Così senza parlar, dunque, m’ascolti?
A chi parlo infelice? A un muto sasso?
S’altro non mi vòi dir, dimm’almen: mori!
E morir mi vedrai.
Quest’è ben, empio Amor, miseria estrema:
che sì riggida ninfa
non mi risponda e l’armi
d’una sola sdegnosa e cruda voce
sdegni di proferire
al mio morire.


6. Che dar più vi poss’io?

Che dar più vi poss’io?
Caro mio ben, prendete: eccovi il core,
pegno de la mia fede e del mio amore.
E se per darli vita a voi l’invio,
no ’l lasciate morire;
nudritel di dolcissimo gioire,
ché vostro il fece Amor, natura mio.
Non vedete, mia vita,
che l’immagine vostra è in lui scolpita?


7. M’è più dolce il penar per Amarilli
Battista Guarini

M’è più dolce il penar per Amarilli
che ’l gioir di mill’altre;
e se gioir di lei
mi vieta il mio destino, oggi si moia
per me pur ogni gioia.
Viver io fortunato
per altra donna mai, per altr’amore?
Né, potendo, il vorrei,
né, volendo, il potrei.
E, s’esser può ch’in alcun tempo mai
ciò voglia il mio volere,
o possa il mio potere,
prego il ciel ed Amor che tolto pria
ogni voler, ogni poter mi sia.


8. Ahi, come a un vago sol cortese giro
Battista Guarini

Ahi, come a un vago sol cortese giro
de’ duo belli occhi, ond’io
soffersi il primo dolce stral d’Amore,
pien d’un novo desio,
sì pront’a sospirar torna ’l mio core.
Lasso, non val ascondersi, ch’omai
conosco i segni che ’l mio cor addita
de l’antica ferita.
Ed è gran tempo pur che la saldai.
Ah che piaga d’Amor non sana mai!


9. Troppo ben può questo tiranno Amore!
Battista Guarini

Troppo ben può questo tiranno Amore!
Poi che non val fuggire
a chi no ’l può soffrire.
Quand’io penso talor com’arde e punge,
io dico: ah, core stolto,
non l’aspettar, che fai?
Fuggilo, sì che non ti prenda mai.
Ma, non so, com’il lusinghier mi giunge
ch’io dico: ah, core sciolto,
perché fuggito l’hai?
Prendilo, sì che non ti fugga mai.


10. Amor, se giusto sei
Battista Guarini (?)

Amor, se giusto sei,
fa’ che la donna mia
anch’ella giusta sia.
Io l’amo, tu il conosci ed ella il vede,
ma pur mi strazia e mi trafigge il core,
e per più mio dolore
e per dispreggio tuo, non mi dà fede.
Non sostener, Amor, che nel tuo regno,
là dove io ho sparta fede, mieta sdegno;
ma fa’, giusto signore,
ch’in premio del mio amor, io colga amore.


11. T’amo, mia vita!
Battista Guarini

T’amo, mia vita! La mia cara vita
dolcemente mi dice, e in questa sola
sì soave parola
par che trasformi lietamente il core
per farmene signore.
Oh, voce di dolcezza e di diletto;
prendila tosto Amore;
stampala nel mio petto.
Spiri solo per lei l’anima mia:
t’amo! Mia vita la mia vita sia.


12. E così, a poco a poco, torno farfalla
Battista Guarini

E così, a poco a poco,
torno farfalla semplicetta al foco,
e nel fallace sguardo
un’altra volta mi consumo ed ardo.
Ah, che piaga d’Amore
quanto si cura più tanto men sana;
ch’ogni fatica è vana
quando fu punto un giovinetto core
dal primo e dolce strale.
Chi spegne antico incendio il fa immortale.


13. Questi vaghi concenti
Battista Guarini

Questi vaghi concenti
che gli augelletti intorno
vanno temprando a l’aparir del giorno,
sono, cred’io, d’amor desiri ardenti.
Sono pene e tormenti
e pur fanno le selve e ’l ciel gioire
al lor dolce languire.
Deh, se potessi anch’io
così dolce dolermi
per questi poggi solitari ed ermi,
che quella a cui piacer sola desio
gradisse il pianger mio!
Io bramerei, sol per piacer a lei,
eterni i pianti miei.


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I madrigali completi di Claudio Monteverdi sono pubblicati, a cura di Andrea Bornstein, dalle Ut Orpheus Edizioni di Bologna: "Claudio Monteverdi - Madrigali".